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PECORINO... in abbinamento a.... 

PECORINO ABRUZZESE

La Storia
Il pecorino è il prodotto tipico della transumanza, antichissima forma di gestione del territorio del sud dell'Italia. Unitamente alla ricotta, ha rappresentato per decenni, la base alimentare dei pastori che si spostavano con le greggi tra Puglia e Abruzzo, seguendo il ciclo delle stagioni, alla ricerca di pascoli che conferivano aromi e fragranze del tutto unici ai prodotti della pastorizia. Lo spostamento delle greggi verso la Puglia ormai è praticamente scomparsa, ma l'impiego dei pascoli montani e dei foraggi da essi ricavati unitamente alla tecnica di trasformazione rimasta praticamente invariata negli anni, fanno sì che l'attuale formaggio pecorino conservi ancora le antiche caratteristiche di un prodotto della transumanza.

Si definisce spesso formaggio canestrato in quanto il nome deriva dai canestri di giunco nei quali lo si stagiona e che gli conferisce la tipica striatura esterna. Ha una crosta dura e spessa, di colore marrone, tendente al giallo paglierino più o meno intenso, a seconda della stagionatura. 

PECORINO ABRUZZESE STAGIONATO

Descrizione
Prodotto tradizionale della Regione Abruzzo, presenta tecniche di lavorazione leggermente differenti a seconda dei luoghi di produzione ed è generalmente caratterizzato da una pasta dura o semidura, asciutta e con lieve occhiatura, che si ricava dal latte intero di pecora con l'aggiunta di caglio di origine animale e sale. 

Le forme, per meglio controllare la fase di stagionatura, vengono generalmente unte con olio extravergine d'oliva. Le forme hanno un peso variabile da poco più di un chilo fino a 5-10 Kg. Viene consumato fresco o stagionato variando le proprie caratteristiche aromatiche che via via passano da delicate a più intense e piccanti.

 In genere i pecorini dell'area risultano meno salati rispetto a quelli prodotti in altre aree dell'Italia centro-meridionale.


BRUSCHETTE OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA

La Storia
In Italia, la cultura dell'olivo è stata introdotta dai Greci nelle loro colonie del Meridione. In Abruzzo, viste le favorevoli condizioni pedoclimatiche, questa coltura non tardò ad affermarsi. Le prime tracce di questa vocazione olivicola risalgono al periodo della dominazione romana quando si favorì una espansione dell'olivicoltura e dell'industria olearia, con il fiorire di numerosi trapetum.
I Romani poi, si specializzarono nell'immagazzinamento e distribuzione dell'olio e razionalizzarono la gestione delle grandi quantità ottenute dai popoli sottomessi.
Altra area del Parco interessata dall'olivicoltura di qualità è l'Ascolano nelle Marche. Marziale, nei suoi epigrammi, afferma di non poter concludere degnamente un pasto senza consumare le olive di Ascoli.
Con l'Inizio delle invasioni barbariche e della dominazione Longobarda si avvia un periodo di lento declino delle produzioni e dei commerci in genere, fino ad arrivare negli anni più bui del Medioevo ad una economia di sussistenza in cui le produzioni vengono destinate quasi esclusivamente al consumo familiare.
Con lo stabilirsi in terra d'Abruzzo dei monaci Benedettini, avvenuto intorno al XII sec., si ha una ripresa dello sviluppo economico e sociale e dalle loro abbazie (S. Clemente a Casauria, S. Maria Arabona, ecc.), si pongono le basi per una ripresa della coltivazione dell'olivo.
Attualmente, gran parte della produzione olivicola del territorio è ottenuta da sole tre varietà quali la Gentile di Chieti, la Dritta e il Leccino alle quali fanno da cornice numerose altre varietà locali di particolare interesse. Dritta e Toccolana sono le varietà maggiormente diffuse nel Pescarese; Carboncella, Tortiglione e Castiglionese nel Teramano; l'Ascolana tenera come varietà da mensa nel marchigiano mentre la varietà Leccino è diffusa un po' ovunque sul territorio.
Gli olivi, in uno sforzo che quasi commuove, si abbarbicano alla nuda roccia calcarea, si insediano e colonizzano i piccoli impluvi ove si accumula il suolo. Non di rado, i preziosi alberi sacri ad Atena vengono protetti entro recinti in pietra, vere e proprie isole colturali tra le grandi estensioni pascolive. Piante spesso dalle dimensioni gigantesche, come l'albero che segna i confini tra i territori di Capestrano e Navelli: l'olivo più grande e monumentale dell'intera regione.
Una tale diversità di cultivar unitamente alle diverse condizioni climatiche e pedologiche portano a differenti varietà di olii extravergine: oli dal profumo leggero e delicato nelle zone collinari, oli dal gusto intenso fruttato e leggermente piccante e amaro nelle zone interne.